Il “Castagnone” di Garabiolo

 

Sotto il castagno, durante l’estate,

fu una festa di bimbi e d’allegria.

Che dolci ombre egli diede alle chiassate

Della garrula e vispa compagnia!

Or solitario, al gran cielo velato,

nel deserto squallor delle campagne

s’alza quel nudo tronco desolato … 

(Lina Schwarz)



 Il "Castagnone" col suo "nudo tronco desolato". Agosto 1996. Foto di Nadia Zanelli


Come molti paesi o città avevano un albero che per generazioni è stato il punto di ritrovo storico dei bimbi e dei giovani anche Garabiolo ha avuto “il Castagnone”.

Per generazioni di garabiolesi, la frase “ci vediamo al Castagnone”, era il modo più comune per darsi appuntamento con gli amici e un simbolo assoluto dell’identità del paese dove, in tanti, hanno trascorso momenti felici, fatti di semplici divertimenti frutto di un’infanzia oggi impensabile, ma ricca di valori e di umanità.

Sotto il grosso castagno con le sue foglie verde smeraldo e i fiori che sembravano piccole cascate, in estate, ci è stato dato di vivere un’esperienza che è rimasta nella memoria di tutti noi.

Con il suon tronco alto, robusto e dal portamento maestoso, il “Castagnone” sotto la sua ampia chioma tondeggiante, dava ombra alle risate, alle chiacchierate di intere generazioni e conservava il senso del tempo e della continuità del paesaggio. Il “Castagnone” era lì e li aspettava sempre. Era lì da così tanto tempo che nessuno ricordava nemmeno quando fosse stato piantato.

Per i ragazzi del paese, però, non era semplicemente un albero. Era il loro posto.

Sotto i suoi rami in tanti avevano raccontato segreti, organizzato feste e passeggiate, ascoltato musica e riso a crepapelle. Nessuno aveva mai pensato che quel posto magico potesse cambiare.

Purtroppo, a causa di una malattia che ne aveva compromesso irrimediabilmente la stabilità, lo storico albero è stato abbattuto alla fine degli anni Novanta. I suoi rami non avevano più foglie da tempo e la sua sofferenza era stata evidente per tutti coloro che vi passavano davanti. Una “agonia” che si è prolungata per diversi anni. Sicuramente quella di decidere il suo abbattimento non è stata una delle decisioni tra le più facili per i proprietari, visto il simbolo che aveva la pianta.

Da allora a Garabiolo è mancato un componente essenziale del nostro paesaggio e un protagonista importante per la vita del paese.



Il tronco del "Castagnone" ripreso in occasione del Rally Internazionale dei Laghi. Aprile 1997. 
Foto di Nadia Zanelli


L’albero come punto di ritrovo storico è infatti un elemento fondamentale della cultura rurale e sociale italiana, tradizionalmente concepito proprio come luogo di aggregazione sotto la sua chioma protettiva.

Nei secoli passati, prima della diffusione delle piazze, i grandi alberi secolari fungevano da veri e propri centri di vita sociale. Sotto le fronde delle piante patriarcali si radunavano le comunità per discutere questioni pubbliche, fare baratti e mercati.

Il castagno è da sempre il simbolo della previdenza, della generosità e dell’abbondanza, grazie anche ai suoi frutti che in passato hanno salvato intere popolazioni dalla fame.

E proprio per la sua maestosità il castagno è storicamente legato al simbolismo e ai culti pagani, della Terra e della Natura. Sono moltissime le religioni naturalistiche che venerano le piante e assegnano loro una speciale valenza magica.

Metafora della vita, il castagno è dunque un albero con una lunga tradizione nella cultura popolare tanto che fin dall’antichità è chiamato “albero del pane”. Già Senofonte lo definiva così nel IV secolo a.C. Albero del pane così chiamato per la sua straordinaria capacità di sfamare intere popolazioni, grazie al suo prezioso frutto, di riscaldare con la legna, di medicare con le foglie e di conciare le pelli con l’estrazione dal suo legno del tannino.

Arrostite, bollite, essiccate e trasformate in farina, le castagne sono poi da sempre l’ingrediente principale di moltissime ricette della tradizione popolare, tramandate di generazione in generazione e ancora oggi al centro di feste e sagre di paese nei mesi autunnali. Un’usanza diffusa a Garabiolo e in altri paesi era quella di mangiare le caldarroste nel giorno dei morti.

Nella tradizione popolare le castagne avevano anche una valenza magica e benaugurante. Erano considerate un dono prezioso in occasione dei battesimi o come gesto ospitale nei confronti degli invitati ad un matrimonio, prima della diffusione della tradizione dei confetti.

Anche il legno del castagno è stato sempre considerato un materiale prezioso e dal grande valore simbolico e veniva utilizzato anche per realizzare le culle dei neonati, che sarebbero così cresciuti forti e sani.

Grazie al potere di allontanare gli spiriti, i rametti di castagno venivano donati come talismani di protezione ai viandanti.

Il legno del castagno veniva utilizzato nella costruzione di manufatti idraulici e in edilizia e nella realizzazione di oggettistica ad uso domestico come le ceste che, un tempo, venivano impiegate per vari usi e per realizzare le doghe per botti e numerosi altri oggetti del falegname.

La pianta del castagno è quindi indissolubilmente legata alla storia dell’uomo e a Garabiolo “il Castagnone” ha fatto parte per lungo tempo della nostra terra, delle nostre radici e di quella che fu, è, e sarà sempre la nostra storia.





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