Sotto
il castagno, durante l’estate,
fu
una festa di bimbi e d’allegria.
Che
dolci ombre egli diede alle chiassate
Della
garrula e vispa compagnia!
Or
solitario, al gran cielo velato,
nel
deserto squallor delle campagne
s’alza quel nudo tronco desolato …
(Lina Schwarz)
Come
molti paesi o città avevano un albero che per generazioni è stato il punto di
ritrovo storico dei bimbi e dei giovani anche Garabiolo ha avuto “il
Castagnone”.
Per
generazioni di garabiolesi, la frase “ci
vediamo al Castagnone”, era il modo più comune per darsi appuntamento con
gli amici e un simbolo assoluto dell’identità del paese dove, in tanti, hanno
trascorso momenti felici, fatti di semplici divertimenti frutto di un’infanzia
oggi impensabile, ma ricca di valori e di umanità.
Sotto
il grosso castagno con le sue foglie verde smeraldo e i fiori che sembravano
piccole cascate, in estate, ci è stato dato di vivere un’esperienza che è
rimasta nella memoria di tutti noi.
Con
il suon tronco alto, robusto e dal portamento maestoso, il “Castagnone” sotto
la sua ampia chioma tondeggiante, dava ombra alle risate, alle chiacchierate di
intere generazioni e conservava il senso del tempo e della continuità del
paesaggio. Il “Castagnone” era lì e li aspettava sempre. Era lì da così tanto
tempo che nessuno ricordava nemmeno quando fosse stato piantato.
Per
i ragazzi del paese, però, non era semplicemente un albero. Era il loro posto.
Sotto
i suoi rami in tanti avevano raccontato segreti, organizzato feste e
passeggiate, ascoltato musica e riso a crepapelle. Nessuno aveva mai pensato
che quel posto magico potesse cambiare.
Purtroppo,
a causa di una malattia che ne aveva compromesso irrimediabilmente la
stabilità, lo storico albero è stato abbattuto alla fine degli anni Novanta. I
suoi rami non avevano più foglie da tempo e la sua sofferenza era stata evidente
per tutti coloro che vi passavano davanti. Una “agonia” che si è prolungata per
diversi anni. Sicuramente quella di decidere il suo abbattimento non è stata
una delle decisioni tra le più facili per i proprietari, visto il simbolo che
aveva la pianta.
Da
allora a Garabiolo è mancato un componente essenziale del nostro paesaggio e un
protagonista importante per la vita del paese.
Foto di Nadia Zanelli
L’albero
come punto di ritrovo storico è infatti un elemento fondamentale della cultura
rurale e sociale italiana, tradizionalmente concepito proprio come luogo di aggregazione
sotto la sua chioma protettiva.
Nei
secoli passati, prima della diffusione delle piazze, i grandi alberi secolari
fungevano da veri e propri centri di vita sociale. Sotto le fronde delle piante
patriarcali si radunavano le comunità per discutere questioni pubbliche, fare
baratti e mercati.
Il
castagno è da sempre il simbolo della previdenza, della generosità e
dell’abbondanza, grazie anche ai suoi frutti che in passato hanno salvato
intere popolazioni dalla fame.
E
proprio per la sua maestosità il castagno è storicamente legato al simbolismo e
ai culti pagani, della Terra e della Natura. Sono moltissime le religioni
naturalistiche che venerano le piante e assegnano loro una speciale valenza
magica.
Metafora
della vita, il castagno è dunque un albero con una lunga tradizione nella
cultura popolare tanto che fin dall’antichità è chiamato “albero del pane”. Già
Senofonte lo definiva così nel IV secolo a.C. Albero del pane così chiamato per
la sua straordinaria capacità di sfamare intere popolazioni, grazie al suo
prezioso frutto, di riscaldare con la legna, di medicare con le foglie e di
conciare le pelli con l’estrazione dal suo legno del tannino.
Arrostite,
bollite, essiccate e trasformate in farina, le castagne sono poi da sempre l’ingrediente
principale di moltissime ricette della tradizione popolare, tramandate di
generazione in generazione e ancora oggi al centro di feste e sagre di paese
nei mesi autunnali. Un’usanza diffusa a Garabiolo e in altri paesi era quella
di mangiare le caldarroste nel giorno dei morti.
Nella
tradizione popolare le castagne avevano anche una valenza magica e
benaugurante. Erano considerate un dono prezioso in occasione dei battesimi o
come gesto ospitale nei confronti degli invitati ad un matrimonio, prima della
diffusione della tradizione dei confetti.
Anche
il legno del castagno è stato sempre considerato un materiale prezioso e dal
grande valore simbolico e veniva utilizzato anche per realizzare le culle dei
neonati, che sarebbero così cresciuti forti e sani.
Grazie
al potere di allontanare gli spiriti, i rametti di castagno venivano donati
come talismani di protezione ai viandanti.
Il
legno del castagno veniva utilizzato nella costruzione di manufatti idraulici e
in edilizia e nella realizzazione di oggettistica ad uso domestico come le
ceste che, un tempo, venivano impiegate per vari usi e per realizzare le doghe
per botti e numerosi altri oggetti del falegname.
La
pianta del castagno è quindi indissolubilmente legata alla storia dell’uomo e a
Garabiolo “il Castagnone” ha fatto parte per lungo tempo della nostra terra,
delle nostre radici e di quella che fu, è, e sarà sempre la nostra storia.


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