La camelia è un arbusto ornamentale proveniente dall’Asia, in particolare da Giappone e Cina e appartiene al genere delle theaceae. La notizia più antica sulla cultura in Giappone, dove era coltivata sin dagli albori della loro civiltà, risale al 1516 a.C.
Nonostante fosse già molto diffusa in Oriente, in
Europa, le prime notizie sulla camelia japonica, risalgono alla fine del ‘600
quando alcuni esemplari “dell’albero dalle foglie lucenti“, come veniva
chiamata in Cina, furono inviate a Londra dal naturalista James Cunningham.
Il nome le fu invece attribuito, nel 1735, dal
botanico, naturalista e accademico svedese Carl Nilsson Linneusch, Carlo Linneo
in italiano, che lo dedicò al medico, botanico gesuita Joseph Kamel, chiamato anche
Kamelous, il quale aveva compiuto diversi studi sulla flora d’Oriente.
In Europa la camelia ebbe subito un gran successo,
soprattutto perché poteva essere coltivata all’aperto. Dalla seconda metà
dell’800, in molti giardini venivano piantate le camelie e, in una monografia
dell’abate Lorenzo Berlese, edita a Parigi nel 1835, erano descritte già 700
varietà.
In Italia la prima pianta di camelia arrivò nel 1786,
alla reggia di Caserta e fu messa a dimora nel giardino inglese voluto dalla
regina di Napoli Maria Carolina Asburgo Lorena. A documentarlo ci sono diversi
riscontri tra cui quello del Berlese che, nel 1837, scrive di una pianta di
camelia che si trova nella reggia di Caserta ed è “in fiore da più di 50 anni”.
Negli anni successivi furono poi introdotte altre
cultivar. Lo testimonia Ottaviano Targioni Tozzetti, medico e botanico
fiorentino che in “Istituzioni botaniche” del 1796, riporta “La Camelia trovasi in alcuni giardini di
amatori di fiori introdottavi da poco tempo”.
La camelia
entrò a far parte anche della letteratura grazie al romanzo di Alexandre Dumas figlio “La Dame
aux camélias“, edito nel 1848 che ebbe un grande successo ma che fu reso ancora
più celebre da Giuseppe Verdi che si ispirò a questa storia per l’opera “La
Traviata”.
La storia della signora delle camelie parla di
Margherite Gautier, una donna dai facili costumi che, per manifestare la
sua disponibilità o meno, si appuntava una camelia di colore rosso o
bianco sul vestito. Il racconto si ispira alla figura di Marie Duplessis, la cortigiana più
famosa della Parigi di Luigi Filippo, il cui vero nome era Alphonsine Plessis,
morta a 23 anni. Nata in un piccolo paese della Normandia, da una famiglia
povera, si trasferì a Parigi dove diventò una delle donne più desiderate e
richieste. Invidiata dalle donne per la sua eleganza e raffinatezza dei modi di
fare, amava leggere, suonare e andare a teatro. E proprio a teatro fu vista durante
la sua ultima uscita, magrissima a causa della malattia e con in mano un mazzo
di camelie bianche. Morì il 3 febbraio del 1847 e la storia narra che tutti i
suoi ammiratori continuarono a portare camelie sulla sua tomba, nel cimitero di
Montmatre, che è tuttora sempre adornata di fiori.
Grazie alla
storia di questa cortigiana che si adornava la scollatura di camelie, il fiore
cominciò ad essere utilizzato come decoro sui baveri e negli orli degli abiti
delle nobildonne, mentre gli uomini scapoli lo inserivano nel bavero del frac,
per attirare l’attenzione delle dame. Questa moda fu poi ripresa da Madame Chanel che, dal 1913, lo
inserì nei tailleur di sua creazione, preferendo in particolare la varietà “alba plena”, dal colore bianco candido.
La nascita
della camelia, in Oriente, è invece legata ad alcune leggende. E una tra le più
note narra che un giorno Susanowo, il dio del vento, della pioggia e
dell’uragano, fu rinchiuso nel regno stregato, dominato da un malvagio serpente
a otto teste, un terribile drago che tormentava i poveri abitanti dei villaggi.
Ogni anno lo spaventoso mostro pretendeva il sacrificio della più bella
fanciulla del regno. Un bel giorno Susanowo, decise di liberare il paese dal
mostro e scese nel regno dei morti dove, in una fucina incantata forgiò una
spada all’interno della quale imprigionò un raggio di sole.
Con la magica
spada Susanowo si recò poi all’ingresso della grotta del mostro per attenderlo mentre
un lungo corteo accompagnava la principessa “Campo di riso”, scelta dal drago a
sacrificarsi per il suo popolo. Alle
prime luci dell’alba il serpente apparve dalla profondità della sua grotta, in
quel momento tutti gli abitanti del regno tremarono e fuggirono al suo ruggito.
Susanowo fu l’unico a non tremare e si lanciò sul serpente ingaggiando con lui
una terribile lotta. Dopo diverse ore di combattimento, al tramonto, Susanowo abbattè
il drago e si avvicinò alla principessa per chiederla in sposa. Appoggiò poi la
spada insanguinata sull’erba che, come per magia, iniziò a tingersi di rosso e poi
apparve un arbusto dal lucido fogliame e dai bellissimi fiori bianchi chiazzati
di rosso. I fiori vennero chiamati “tsubaki”, ovvero rose
del Giappone. La loro caratteristica di non perdere i petali ma di
cadere interi dalla pianta, venne assunta a simbolo di sacrificio di ogni
giovane vita umana, a ricordo delle principesse vittime della crudeltà del
terribile serpente.
Un’altra
mitica storia proveniente dall’oriente narra che Ta-Mo, uno dei patriarchi del buddismo e conosciuto anche con il
nome di Bodhidharma,
durante una delle sue meditazioni si assopì. Quando si risvegliò, resosi conto
di quanto accaduto, per punizione, decise di recidersi le palpebre per evitare
di assopirsi ancora. Le gettò a terra e, nel punto in cui caddero, cominciò a
crescere una bellissima pianta dalle cui foglie era possibile ricavare una
bevanda energizzante che aiutava a rimanere svegli. Così nacque la prima pianta
della camelia da tè, la Camelia sinensis.
Nel linguaggio dei fiori e delle piante la
camelia in generale simboleggia la stima,
l’ammirazione e la bellezza perfetta non esibita. Tale
significato è dovuto alla consistenza del fiore che non perde i petali. Come
però si verifica anche per altri fiori, il suo significato può cambiare a
seconda del colore: la camelia di
colore bianco simboleggia i sentimenti di stima, gratitudine e ammirazione;
la camelia rosa simboleggia
invece il desiderio di avere la
persona a cui la si regala più vicina e la camelia rossa simboleggia l’amore e la speranza.
C’è poi da
dire che la camelia è
da sempre circondata da un alone di eleganza. In epoca vittoriana era un vero e
proprio status symbol ed era presente in tutti i giardini nobiliari.
Ancora oggi la pianta di camelia viene regalata per
indicare e sottolineare la grande stima nei confronti di qualcuno, senza
dimenticare che le camelie, da sempre, indicano la passione.
Piante di
camelie si possono ancora ammirare soprattutto nelle zone dei laghi prealpini.
In particolare, una famosa collezione si trova nei giardini botanici di Villa Taranto, a Verbania, sul Lago Maggiore.
Appassionati
e collezionisti giungono da tutto il mondo per visitare gli splendidi fiori
custoditi anche nei parchi aperti al pubblico dell’Isola Bella e dell’Isola
Madre, dove hanno trovato il loro habitat naturale, grazie all’acidità del
terreno e alle condizioni climatiche favorevoli.
Nella zona del Lago Maggiore si trova anche la
maggiore specializzazione nella coltivazione di camelie. Di assoluto rilievo
sia in Italia che all’estero sotto il profilo qualitativo, l’alta qualità della
produzione, ha permesso alle piante di ottenere il marchio “Fiori Tipici del
Lago Maggiore”.

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