Molti sono i riti legati alla rinascita della vita e della natura che si sono tramandati nel tempo. Tra questi il calendimaggio, da calende di maggio, si rifà alla festa celtica di Beltane che cadeva proprio il primo maggio e celebrava il sole trionfante, attraverso riti arborei. Presso i Celti gli alberi erano paragonabili alle divinità e venivano quindi rispettati e sacralizzati.
Nella notte delle Beltane, la festa del dio Belenos, a cui venivano dedicati i falò che venivano accesi subito dopo il tramonto e attorno ai quali si trascorreva la notte cantando e ballando, secondo la tradizione, come per il Samhain, si aprivano le porte del Sidhe e ne uscivano fate e folletti.
Sono i riti e le tradizioni di origine pagana che celebravano l’esaltazione della vita e della rinascita della natura, con l’accensione di falò notturni e con canti propiziatori per la protezione del bestiame e per l’abbondanza dei raccolti. Johann Wolfang von Goethe, nel Faust, ha cantato la notte della Valpurga. Anche qui, nella notte della vigilia del primo maggio le streghe uscivano dai loro rifugi sul monte Blocksberg, per celebrare con canti e balli in onore della luna. Il nome di questa festa tradizionale ha origine da Valpurga di Heidenheim, la monaca inglese dell’VIII secolo e vissuta in Bavaria, divenuta santa e venerata il 1º maggio.
La cristianizzazione, che assegnò la festività a Santa Valpurga non riuscì a cancellare del tutto gli antichi riti pagani, nonostante l’imposizione di celebrazioni religiose per scacciare streghe e spiriti maligni. I culti arborei rimasero pertanto nella tradizione del Calendimaggio, che prevedeva la scelta di un albero nei boschi, da portare poi al centro del paese ben addobbato con fiori, nastri e cibo, attorno al quale si tenevano gioiosi balli e danze.
Nel sud Europa questa festa tradizionale prese il nome di Calendimaggio e veniva celebrata anche nella provincia di Varese.
Un ramo di alloro veniva addobbato con nastri di vari colori e fiocchi e veniva portato di casa in casa dalle ragazze che intonavano i canti del maggio. Ogni famiglia offriva loro uova e cibi vari in segno di ringraziamento.
A Maccagno, sulla sponda del Lago Maggiore e negli immediati dintorni, era
molto diffuso questo canto:
Ul belurin del maag
L’è rivò ‘l magg cunt
tucc i so bèi fiur
e se vurii che cantum
a cantèrèm d’amur.
O bèla végn del magio
o bèla végn del magio.
Ai monti, ai monti mi
gò lasà la ranza
e al pian gò tuta la
speranza.
O bèla végn del magio
O bèla vègn del magio.
Ai monti, ai monti mi
gò lasà l’anèl
e al pian mi gò ul
muroos pusèe bèll.
Sono queste tradizioni che introducono il mese dedicato alla Madonna, il
mese mariano che comincia con la cristianizzazione delle feste pagane in onore
della natura in fiore, sulla quale regnava la regina o sposa di maggio. Cardini,
fin dal XII° secolo, ci dice che “i
filosofi di Chartres avevano rielaborato il concetto di natura, incarnandolo in
un’allegoria che per molti aspetti, ricordava la Magna Mater”.
Fu però Alfonso X° re di Castiglia e Léon, il primo ad associare la Madonna
al mese di maggio che veniva celebrata in Las
Cantigas de Santa Maria: “Rosa delle rose, Fiore dei fiori, Donna fra le donne,
Unica signora, Tu luce dei santi e dei cieli, via”.
Nel secolo
XIV, il Beato Enrico Susso di Costanza, componeva “Saluti” con cui dedicava la
primavera alla Vergine.
Nel ‘500, forse per contrastare il carattere pagano delle feste
primaverili, i predicatori, incoraggiarono con forza il maggio mariano: tra
essi spicca San Filippo Neri.
Nel 1677, un
secolo dopo, il Noviziato di Fiesole, dove era vivissima la tradizione del
Calendimaggio, fondò una specie di Confraternita detta "Comunella". “Essendo
giunte le feste di Maggio e sentendo noi il giorno avanti molti secolari che
incominciavano a cantar maggio e far festa alle creature da loro amate,
stabilimmo di volerlo cantare anche noi alla Santissima Vergine Maria…” Si
cominciò con il Calendimaggio poi si aggiunsero le domeniche e infine tutti i
giorni del mese. Si cantavano le litanie lauretane, s'incoronava la statua
della Vergine con rose e la Regina della Primavera diventò la Regina
del Cielo.
Anche il Magistero recepisce ed incoraggia questa devozione nata dal popolo. Nell’enciclica “Mense Maio”, del 29 aprile 1965, Paolo VI indica
maggio come “il mese in cui, nei templi e fra le pareti domestiche, più
fervido e più affettuoso dal cuore dei cristiani sale a Maria l’omaggio della
loro preghiera e della loro venerazione. Ed è anche il mese nel quale più
larghi e abbondanti dal suo trono affluiscono a noi i doni della divina
misericordia”.


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