LA SINGOLARE STORIA DEL FEUDO IMPERIALE DI MACCAGNO INFERIORE E DELLA SUA ZECCA, UN’OFFICINA MONETARIA DEL SEICENTO
“Passato
Colmegna un miglio, ove si stringono ambedue le ripe, e dimostrano la maggior
strettezza del lago, appar Macagno. E sono due Macagni contigui, un detto
Macagno di sotto, e l’altro di sopra. E quel di sotto dimandasi Macagno Corte
Regale. Terra da se stessa, separata da qualunque dominio, ancora dallo Stato
di Milano: et è solamente sottoposta al Sacro Romano Imperio.
Questo
è infeudato ne gli Sign. Mandelli, già anni seicento quaranta, con titolo di
Contato. Percioche Otto Magno, primo Imperator di questo nome l’anno 962,
essendo ritornato da Roma à Pavia, per castigar la crudel tirania di
Berengiario Rè d’Italia, e de suoi figli, quali grandemente travagliavano la
Chiesa, e tutta Italia, mandò parte del suo esercito all’Isola di San Giulio
nel Lago d’Orta, vicino al Lago Maggiore: nella cui fortezza Uvilla moglie di
detto Rè s’era retirata; E mentre si teneva l’assedio alla detta fortezza, la
quale s’hebbe nel termine di due mesi: L’Imperator visitò tutto il Lago, e si
fermò alcuni giorni nella terra di Maccagno di Sotto, ove trattava tutti i
negotij, e di pace, e di guerra. E perche gli huomini di detta terra nel tempo
che l’Imperator quivi stete, trattarono molto bene, e liberamente tutta la Sua
Corte, et i forastieri che quivi venevano, perciò volendo l’Imperatore
mostrarsi grato di tal generosità, honorò detta Terra con titolo di Corte
Regale. Et poi la concesse in Feudo con titolo di Cotado a Tutio, (Tazio) e
Roboconte (Rubaconte) fratelli Mandelli, et a’ loro discendenti, con mero, et
misto Imperio di gladio, et omnimoda giuridittione, per ricompensa di molti
servigi fatti da essi, all’istesso Imperatore.”
Così scriveva il Morigia ben seicentoquarant’anni dopo i fatti narrati. Non cita le fonti di quanto riportato, sicuramente ebbe però modo di vedere gli antichi privilegi, conservati dai Mandelli. Privilegi citati anche da Carmino Del Sasso che riportava: “come io ho veduto in alcune antichissime scritture qui in Milano appresso ai Sigg. Mandello.”
Altri atti, del
1279 e del 1402, una sentenza del 1463, ed un diploma di Carlo V del 1563 che
affermava che già da quattrocento anni e più i Mandelli godevano il feudo di
Maccagno Inferiore, ci confermano che l’infeudazione ai Mandelli, nobile
famiglia milanese, ricca di feudi, le cui origini risalgono all’epoca romana, è
da ritenersi più antica. Anche se la tradizione ci tramanda il racconto della
sosta di Ottone I° a Maccagno Inferiore, i documenti storici rimandano quindi la
concessione del feudo ai Mandelli ad un’epoca più tarda.
Il diritto feudale
veniva trasmesso agli eredi ma, ad ogni successione, doveva essere nuovamente
concesso dall’Imperatore in carica e ogni nuovo Imperatore doveva darne la
riconferma. Per questi motivi esistono parecchi documenti che testimoniano i
numerosi privilegi connessi al feudo, accordati a questa famiglia e quindi all’intera
comunità di Maccagno Inferiore.
I Maccagnesi
trassero molti vantaggi dall’elevazione del paese a feudo Imperiale, ma il
privilegio che portò in alto il nome dei Mandelli, e quindi anche quello di
Maccagno Inferiore, fu il diritto di battere moneta, un privilegio che
l’Imperatore fece ai Mandelli, quale ricompensa per la loro devota fedeltà.
Il privilegio dato
da Ferdinando II al conte Giacomo Mandello, nominato anche Ciambellano e
Vicario Imperiale perpetuo con diritto di trasmetterlo agli eredi, è datato 16
luglio 1622:
“…
officiam monetariam fabbricandi et extruendil sive cudi faciendi monciam auream
argenteam et aeram cuiuscumque generis et valoris, armorum suorum insigniis et
cognominis inscriptione signatam …”.
Si concedeva di
istituire una zecca con la facoltà di battervi monete di qualsiasi genere e
valore: d’oro, d’argento, di rame e di potervi raffigurare il proprio stemma ed
incidervi il proprio nome, cognome e motti vari. Portavano i Mandelli per arme di rosso con tre leopardi d’oro.
Bartolomeo Cassaneo, nel Catalogus
gloriae mundi, Venetiis, 1569, riporta che l’arme, analoga a quella della
reale Casa d’Inghilterra, fosse stata concessa da Odoardo III e confermata da
Riccardo II.
La zecca fu creata
all’interno di un edificio affacciato sul lago, ancora oggi esistente
nell’attuale Piazza Roma, all’epoca di proprietà del conte Mandelli.
Le più antiche
notizie riguardo le monete della zecca di Maccagno le troviamo invece in una
tariffa d’Anversa dell’anno 1633, che riportava i decreti e le istruzioni per i
cambiamonete, la quale dà notizia di tre zecchini del conte Mandelli, con la
falsa denominazione di fiorini d’oro della Mirandola.
Nel Corpus Nummorum Italicorum, è poi indicato
un tallero d’argento, contraffazione di quello d’Olanda, coniato dai Mandelli
l’anno prima della data ufficiale del diploma.
L’autorizzazione a
battere moneta era, ai tempi, la concessione più alta che si potesse dare ad un
signore e in molti luoghi si batté moneta prima del privilegio imperiale. Anche
a Maccagno Inferiore prevalse questa scelta e qualche moneta riporta la data
del 1621, mentre il primo diploma è del 1622.
Giacomo e Giovanni
furono i soli Mandelli che batterono moneta, tutti gli altri invece, anche se
autorizzati con diplomi degli Imperatori Ferdinando III e Leopoldo I, non lo fecero.
Giacomo Mandelli batté
più monete rispetto a Giovanni: il Corpus
Nummorum Italicorum ne elenca 67 tipi di Giacomo Mandelli e 9 di Giovanni.
Dopo qualche anno di produzione diretta, Giacomo Mandelli diede l’incarico di
conio a Pellegrino Vanni, suo luogotenente, con un appalto della durata di 7
anni, a far data dal 1° febbraio 1624.
Nel periodo della
durata del contratto, uscirono dalla zecca ongari e ducati d’oro, talleri
d’argento, sesini e quattrini di rame che non riportavano però la data del
conio. Sia le monete d’oro che quelle d’argento erano ben coniate e alcune tra le
figure incise sulle monete rappresentavano santi, guerrieri, lo stemma dei
Mandelli, l’aquila imperiale e l’effige dei conti. I santi raffigurati erano:
S. Stefano, protettore di Maccagno Inferiore e santo Aloisio, protettore dei
Mandelli. Alcune monete riportano invece la figura della Vergine. Attorno alle
figure riprodotte si trovano diciture abbreviate che riportano il nome del
conte, del luogo, il tipo di moneta e alcune frasi, espressione di un forte
sentimento religioso: Confidens Domino
non movetur – In te Domine confi – Semper speravi in te Domine – Auxilio meo a
Domino – Nisi Dominus nobiscum…
Altre frasi
rivolgono un omaggio all’Imperatore e, attorno all’aquila imperiale, si trova
inciso: Sub umbra alarum tuarum altre
invece, accanto al nome del conte, riportano il nome dell’Imperatore: Ferd. II Roma Impe. Semper augustus. Queste
diciture si trovavano comunemente su tutte le monete di quel tempo e,
soprattutto, su quelle delle zecche minori.
Non è dato sapere
con certezza se il Vanni abbia tenuto la zecca anche successivamente al periodo
stabilito dall’accordo, è però documentato che dal 1631 al 1637 la conduzione
della zecca fu affidata a Giovanni Battista Borgatti, Marc’Antonio Ghiseli, e
Guglielmo Drago, maestri di zecca e che in questo periodo fu possibile
l’emissione di ducati e di ongari di imitazione.
In seguito, come
risulta dall’archivio parrocchiale di Maccagno Inferiore, compare il nome di
Carlo Cantù, che stava nella zecha, è
stato amazato alli 25 febbraro 1638, e tal Gusmino, probabile maestro di
zecca, attivo prima del 1640.
Nel 1645 circa,
Giacomo Balocco, con un altro personaggio di identità e ruolo sconosciuti, prestarono
attività presso la zecca. Si ha poi notizia di Pietro Antonio, ponzoniere, attivo prima del 1° gennaio
1659.
Alcuni di questi
personaggi risultano menzionati anche presso altre zecche, alcune delle quali
celebri per aver prodotto contraffazioni o monete clandestine tra cui quelle di:
Cannero, Casale Monferrato, Correggio, Desana, Mantova, Mirandola, Masserano,
Solferino, Tassarolo e Torino.
Del resto alla zecca
di Maccagno Inferiore, sin da subito, si era iniziato a produrre contraffazioni
di monete di vari tipi e genere: dai ducati d’Olanda, a quelli tedeschi, dai dicken di Lucerna, ai sesini milanesi. Queste monete erano prodotte con un
contenuto di metallo leggermente inferiore alla norma prevista, permettendo
allo zecchiere, che aveva in appalto l’officina e agli stessi Mandelli che
permettevano l’operazione, di intascare direttamente la differenza.
Per aggirare i
sospetti di contraffazione fu pure creata, per un certo periodo di tempo, una
zecca sugli isolotti dei Castelli di Cannero.
Intorno al 1625
poi si iniziò a battere monete preziose che avrebbero dovuto circolare
all’interno dello Stato di Milano; l’autorizzazione non venne però rilasciata e
la produzione venne interrotta. Restano però in eredità alcuni esemplari
celebrativi molto belli che riportano il ritratto di Giacomo III.
La produzione
monetaria fu probabilmente discontinua e comunque legata alla situazione
economica. La progressiva diminuzione degli scambi commerciali non favorì, infatti,
coni destinati a circolare al di fuori del territorio e rimase attiva solo fino
al 1668, producendo comunque effetti reali sull’economia locale, soprattutto
perché le monete trovavano diffusione principalmente nel mercato di Maccagno,
frequentato anche da ricchi mercanti svizzeri.
Nel luglio 1714, da
una lettera scritta da Giampiero Mandelli si rileva che l’edificio in cui battevasi moneta era rovinato e senza serramenta,
tuttavia incorporato ad altre case esiste ancora, come esiste ancora la roggia
che serviva per mettere in moto i magli.
Nel Verbale di Consegna degli Stabili di
Maccagno Inferiore di proprietà di Vitaliano Borromeo Aresi, datato 13
maggio 1873, è infine riportata l’ultima descrizione dell’edificio della zecca.
Ne risulta uno stabile in cattive condizioni, dove molti locali appaiono senza
serramenti, alcuni addirittura con pavimenti
che sono guasti e ceduti, con tetto e grondaia in condizioni mediocri.
All’inizio del XX
secolo, l’edificio appare ristrutturato, rialzato parzialmente di un piano e
trasformato nell’Albergo della Torre,
allora gestito dai fratelli Leopoldo e Giovanni Monaco. L’edificio mantiene
ancora oggi la funzione di albergo col nome di Hotel Torre Imperiale.
Anche se
l’importanza della zecca non fu molto grande, data la ridotta estensione del
territorio del feudo e la sua limitata importanza nel panorama economico dello
Stato di Milano, la concessione a battere moneta appare oggi più come un gesto
di valore simbolico e privo di risvolti finanziari e commerciali. Ha comunque
portato fama al paese che pose il suo nome accanto a quello dei suoi Signori su
monete che oggi si trovano sparse per il mondo, tra musei e collezionisti
privati e costituiscono una preziosa rarità.
Fonti:
MORIGIA, Historia delle nobili et degne
qualità del Lago Maggiore, Milano, 1603. AUTORI VARI, Rivista italiana di
numismatica, Milano 1896. LEOPOLDO GIAMPAOLO, Storia breve di Maccagno
Inferiore…, II Edizione 1976. Conferenza “Maccagno Imperiale e le sue monete”, Ing.
Luca Gianazza, Maccagno 8 ottobre 2021.
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