La chiesa di Santo Stefano a Maccagno Inferiore e la cappella di San Giulio




Il culto di San Giulio, il santo che nel IV secolo, con il fratello Giuliano, fu evangelizzatore del basso Verbano e del lago d’Orta, secondo Leopoldo Giampaolo fu introdotto a Maccagno Inferiore dall’allora parroco Giovanni Francesco Guizzetto, in carica dal 1641 al 1685. Il Giampaolo ricordava anche che un altare in onore del santo era citato nel 1683, negli atti della visita pastorale del Cardinal Federico Visconti.

La cappella si trova nella chiesa di Santo Stefano, ricostruita dal 1764, dove rimangono ormai poche tracce dell’edificio più antico: la Madonna con Gesù Bambino della bottega di Antonio da Tradate, le murature perimetrali del presbiterio e la vecchia sacrestia, trasformata in magazzino. Qui, nella volta a botte, sono sopravvissuti gli stucchi che incorniciano tre lunette. Nella lunetta a sinistra dovrebbe essere ripreso un episodio del “miracolo del carro” avvenuto durante la costruzione della chiesa di Gozzano, uno dei tanti luoghi sacri fondati dai fratelli Giulio e Giuliano. Al centro un Sacro Cuore, incorniciato da cherubini. Nella lunetta destra è invece raffigurato San Giulio, forse ritratto con il fratello Giuliano. Sullo sfondo s’intravede una chiesa isolata tra i campi. Questa immagine potrebbe rappresentare la parrocchiale di Maccagno Imperiale, com’era prima delle trasformazioni settecentesche. L’ambiente colpisce subito per gli stucchi: sia per la fattura che per il rilievo chiaroscurale. Dalle prime testimonianze, gli stucchi potrebbero essere datati all’ultimo ventennio del XVII secolo.

La cappella era già stata citata, nel 1925 in “Una valle ignorata del nostro Verbano” da don Celestino del Torchio che, attratto soprattutto dalla ornamenti della cappella, ne aveva riconosciuta la “cappella feudale Mandelli che donò l’area per fabbricarvi l’attuale chiesa parrocchiale”. Le date ufficiali sembrano però smentire questa teoria e, inoltre, la cappella è priva di riferimenti araldici o simboli che possano riportare alla famiglia Mandelli che, dal duecento, resse le sorti del feudo di Maccagno Inferiore. La cappella potrebbe però essere stata la “cappella ducale” della famiglia, data l’assenza di un luogo di culto privato all’interno del castello, il palazzo ancora esistente nel centro dell’abitato?

Ancora oggi, la chiesa di Santo Stefano è situata lontana dal nucleo abitato di Maccagno Inferiore e, in merito, si possono fare alcune ipotesi: fu scelta questa posizione per vegliare sui morti, oppure perché fosse più vicina a Maccagno Superiore ma anche all’imbocco della strada diretta a Curiglia, a lungo dipendente da Santo Stefano. Oppure, anche quella che individua in quest’area lo sviluppo della prima “curticola”, corte agricola, già documentata prima dell’anno Mille, che dipendeva da Cannobio e dove, forse, esisteva già un luogo di culto. Certo è che la dipendenza da Cannobio di questa “curticola” portò i Mandelli a Maccagno Inferiore cambiandone i destini.

 





Fonti: Racconti dagli altari, Maccagno Imperiale Chiesa di S. Stefano La misteriosa cappella di San Giulio, a cura di Federico Crimi, Maccagno Inferiore, 26 febbraio 2022



 

 

 

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