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Massimo Taparelli marchese d’Azeglio, nacque a Torino il 24 ottobre 1798. In gioventù si stabilì a Roma e si dedicò in particolare allo studio della pittura. In seguito, nel 1831, a Milano frequentò il cenacolo del Manzoni del quale sposò la figlia Giulia. Nel 1833 pubblicò “Ettore Fieramosca o La disfida di Barletta”.
Intorno agli anni 1843-44 si avvicinò alla vita politica, partecipò alla prima guerra d’indipendenza e nel difficile periodo successivo divenne primo ministro del Piemonte. Dopo essersi dimesso nel 1852, si mostrò sempre disponibile al momento del bisogno collaborando con Cavour ma si oppose alla proposta di unificazione dell’Italia perché la considerava prematura.
La storia, però, ci racconta anche del suo amore per le bellezze del lago Maggiore al punto di farsi costruire una villa a Cannero, dove poter trascorrere periodi di tranquillità. Contribuirono alla progettazione della villa d’Azeglio, l’architetto Defendente Vannini e l’ingegnere Antonio Rossi mentre l’ingegnere Vittore Caramora si occupò della direzione dei lavori. L’edificio semplice e lineare nello stile architettonico, venne realizzato tra il 1856 e il 1857, anni in cui era ormai completato il secondo lotto della strada litoranea che portava al Canton Ticino. Il marchese d’Azeglio lo definì una “Cartagine sorgente”, un luogo, come scrisse al nipote Emanuele, “dove al caso possa da un giorno all’altro trovar ricetto, se un motivo qualunque m’obbligasse a dar un calcio alle grandezze umane".
Una lapide posta sulla parete rocciosa di fronte al cancello d’ingresso ricorda che il marchese in quella villa “vi dimorò spesso e a lungo, dolce rifugio dai clamori del mondo, dalle fallacie della politica.” Pare, fra l’altro, che in quel periodo d’Azeglio con il pittore Gaetano Ferri, che possedeva una villa a Oggebbio, si dedicasse a sedute spiritiche invocando spesso il defunto amico Camillo Benso conte di Cavour. Visse gli ultimi anni della sua vita nella villa di Cannero dove si dedicò alla stesura delle sue memorie, intitolate “I miei ricordi”, pubblicate incompiute dopo la morte avvenuta a Torino nel 1866.
La villa d’Azeglio sorge tuttora direttamente sulla riva del lago ed è nascosta alla vista dalla folta vegetazione del giardino circostante. E’ proprio dal quel giardino che d’Azeglio, in una luminosa giornata d’autunno, ha dipinto una rara e preziosa “Veduta di Cannero” con un ampio scorcio del paesaggio che comprende anche la riva opposta del lago e che ho avuto modo di ammirare di recente alla mostra “Il Grande Lago”, al Civico Museo Parisi Valle di Maccagno.
In “Veduta di Cannero”, “D’Azeglio
esplicita esemplarmente le sue qualità che emergono proprio in alcuni paesaggi ambientati
sui grandi laghi. Il quadro, rafforzato da un taglio prospettico panoramico, è
impaginato con solennità in una composizione dalle dimensioni considerevoli.”
“E’ un quadro che richiede una lunga e pacata contemplazione proprio per il suo suggestivo realismo che lo induce a cogliere il senso più autentico dell’effetto atmosferico, fissato sulla tela in tutta la sua bellezza. Viene così ad evidenziarsi con grande suggestione un riuscitissimo accordo sentimentale tra lo stato d’animo dei personaggi e l’ampio scorcio paesaggistico dove l’artista riesce magistralmente a muoversi lungo una line di sottile equilibrio: luoghi e scenari sono disposti con garbo e attraente verità, sospesi in una luminosa giornata autunnale, si rivelano carichi di quella tensione che è propria di un giorno di lavoro dove si avverte una sorta di solennità epica e popolare che testimonia lo storico trapasso della Repubblica Cisalpina in novello Stato Italiano.” (Enrico Motta, Quadreria dell’800, Milano)
Foto Nadia Zanelli


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