Centoquindici
anni fa, il 21 agosto 1911, verso le sette di un lunedì, giorno di chiusura del
museo del Louvre, avvenne il furto della Gioconda, il celebre ritratto dipinto da
Leonardo da Vinci.
La
storia ci racconta che fu Vittorio Peruggia, di Trezzino frazione di Dumenza a
mettere a segno il furto e che fu proprio lui a montare il vetro protettivo al
famoso quadro.
Per
ben due anni, non si ebbero più notizie del dipinto e perfino artisti famosi
tra cui Apollinaire e Picasso furono sospettati.
Il
quadro fu poi recuperato il 12 dicembre 1913 a Firenze dove il Peruggia, sotto
il falso nome di Vincenzo Leonard, aveva incontrato l’antiquario Alfredo Geri
per proporgli l’acquisto.
Geri
aveva però segnalato l’incontro alle autorità competenti e il Peruggia venne
arrestato.
Durante
il processo che si tenne a Firenze nel giugno del 1914 prevalse la tesi che lui
non avesse agito per interesse ma per una sorta di patriottismo. Gli fu riconosciuta
l’attenuante dell’infermità mentale e condannato a una pena piuttosto lieve: un
anno e quindici giorni, ridotti poi a poco più di sette mesi effettivi di
carcere.
Nel
frattempo la Gioconda era già tornata al Louvre, dopo una breve esposizione a
Firenze agli Uffizi, poi a Palazzo Farnese e alla Galleria Borghese a Roma e, infine, il 29 e il 30 dicembre 1913, alla Pinacoteca di Brera a Milano.
La
Gioconda fu restituita ufficialmente alla Francia e arrivò a Modane su un
vagone speciale delle ferrovie italiane, accolta in pompa magna dalle autorità
d’Oltralpe per giungere poi a Parigi il 4 gennaio 1914 dove, al Louvre la
attendevano il Presidente della Repubblica francese Raymond Poincarè e tutto il
Governo completo.
In questa occasione il Direttore della Pinacoteca di Brera, Ettore Modigliani, inviò proprio a Modane un telegramma di cortesia la cui copia mi è stata recentemente donata da un amico, residente in Francia che, guarda caso, è un discendente del datore di lavoro del Peruggia all’epoca del furto e anche autore di una lunga ricerca sul caso.
La
storia ufficiale è ormai nota ma, come spesso succede, alla storia si
intrecciano racconti e leggende. E le voci che si tramandano a Cadero, in Val
Veddasca, raccontano che i veri autori del furto furono i fratelli Vincenzo e
Michele Lancellotti e che il Peruggia sarebbe stato soltanto il capro
espiatorio in quanto il padre dei due fratelli, coinvolti anch’essi nell’inchiesta
e nel processo, era un ufficiale della Guardia di Finanza, in servizio presso
la caserma di Lozzo.
E
si dice anche che il quadro fu nascosto per due anni proprio nella locanda Garibaldi,
gestita dalla madre dei due fratelli e che il dipinto originale sia stato occultato
in una chiesetta della Valle.
A
testimonianza di questi racconti, proprio a Cadero, è stata ricreata la locanda Garibaldi e, dal 2011, esiste il Micro
Museo della Gioconda dove si possono incontrare testimonianze sia della storia
ufficiale che della leggenda.
Una
leggenda che mi fa comunque piacere ricordare.




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